debo…da rete3.net
– Devi venire da noi a fare una “cosa” sui “6 cappelli” – mi chiama Enzo collaboratore del preside di una scuola media.
– No, no, lo sai come la penso…
– senti: tu fai una breve introduzione, max 5 minuti, poi proiettiamo una intervista a De Bono che spiega la cosa, e concludiamo con il laboratorio con i sei colori. Mi servi , mi devi aiutare a gestire i laboratori.
– Beh, così si può fare; ma molti la conoscono, cominceranno a lamentarsi, lo sai, gli insegnanti.
– No non la sanno.
Mi serviva una strategia per capire chi conoscesse la tecnica dei 6 cappelli. Un trucco.
Sulle locandine scrivemmo “laboratorio sulla tecnica dei sei cappelli per pensare” e sulla circolare, più dettagliata, scrivemmo “sette cappelli”.
Il giovedì successivo alle 3 e mezza entro, saluto velocemente e parto:
– iniziamo subito, così guadagniamo tempo. Conoscerete sicuramente la storia dei sette cappelli per pensare di De Bono. I sette cappelli etc. perchè i sette
Finalmente uno dei pochi giovani (+ o – ,39 anni) presenti, consultandosi col vicino, mi interrompe:
– ma i cappelli non erano sei?
Non rispondo.
Le insegnanti più “importanti”, sbirciando sulla circolare, rispondono sicure: – no, no, sono sette, i famosi sette cappelli di De Bono.
Avevo ottenuto il mio scopo: potevo organizzare dei laboratori equilibrati. Concludo parlando dei sei (questa volta) cappelli e presento il contributo video previsto.

La tecnica dei “sei cappelli per pensare”

tratto da ANSAS ex IRRE Toscana.
Questa tecnica è stata ideata da E. De Bono, studioso molto noto in particolare per la sua teoria del pensiero laterale.
Il presupposto della tecnica è che quando ci si trova davanti a un problema o una decisione, si è portati a usare contemporaneamente vari atteggiamenti di pensiero: quello logico, quello emotivo, quello creativo, ecc.. Il risultato è spesso una grande confusione, perché ognuno di questi approcci tende a prevalere sugli altri.
Qui s’innesta l’originalità del contributo di De Bono.
Egli propone una distinzione in sei diversi modi di pensare, visualizzandoli in sei cappelli di colori diversi. I sei modi di pensiero non vogliono esaurire completamente tutti i possibili approcci, tuttavia, riassumono gli stili principali. La scelta dei cappelli è dovuta alla loro facile riconoscibilità.
Ci sono cappelli che vengono impiegati per situazioni diverse: esistono cappelli che riparano dai raggi del sole, dal freddo, cappelli per lavorare, per il tempo libero, ecc.
Il cappello richiama inoltre un’altra immagine, la semplice mobilità: il cappello si può togliere ed indossare con estrema semplicità.
Ogni cappello individuato da De Bono ha un colore diverso dall’altro:
Cappello bianco: il bianco è assenza di colore, indica neutralità. Con questo cappello ci si concentra sui dati di fatto;
Cappello rosso: il rosso suggerisce sentimenti, emozioni: si è autorizzati a dare libero sfogo alla emotività;
Cappello nero: il colore nero indica malinconia, pessimismo, quindi indica ciò che non si è fatto e che si sarebbe potuto fare;
Cappello giallo: è il colore della luce e dell’ottimismo, serve a individuare i benefici, i punti di forza di un’idea:
Cappello verde: il verde è il colore del prato, della fertilità, indica quindi la creatività. Si mette quando si vogliono cercare idee nuove e abbandonare il pensiero logico-razionale. Si usa il pensiero laterale;
Cappello blu: il colore del cielo e della calma. Serve a trarre conclusioni, definisce gli argomenti su cui indirizzare la conclusione.
Come sottolinea G. P. Quaglino, l’uso dei diversi cappelli non indica la divisione o la separazione di modi di pensare chiusi. I cappelli possono essere combinati tra di loro: è possibile individuare un pensiero giallo e verde o uno bianco e rosso.
In pratica De Bono sostiene che pensare per cappelli consente ai soggetti di passare con maggiore mobilità e flessibilità tra i diversi punti di vista della situazione. Tratto da ANSAS ex IRRE Toscana.
Per approfondire:
Six Thinking Hats
E. De Bono, Creatività e pensiero laterale, BUR, Milano, 1998
Edward De Bono, Sei cappelli per pensare, BUR, Milano
e i numerosissimi altri testi di De Bono e di altri che riprendono il suo pensiero.