25 aprile 2020. Caro papà…

Caro papà,
ogni anno, da qualche tempo, nella Festa della Liberazione, metto qui una tua foto, e scrivo qualcosa. Mi sono accorto che quelli che come te questa data l’hanno vissuta e voluta, non sono ancora soddisfatti per le loro sofferenze e che questa data è malintesa, spesso disprezzata.
Ricordo che raccontavi che un giorno, dopo l’otto settembre, un carabiniere venne a bussare a casa dei tuoi genitori e tu stavi facendo la barba. La guerra per te era finita, non avevi obblighi di nessun genere. Ma finisti di raderti, indossasti la tua uniforme di parà e andasti. L’unico fiero vero ricordo di tutta la tua esperienza bellica, fu quell’ ECCOMI. Non avevi ancora 23 anni.
Non lo sapevi, ma la stragrande maggior parte dei tuoi fratelli parà (così li chiamavi) aveva fatto la medesima scelta decidendo plotone per plotone, cosa fare e perché.
La decisione fu semplice: fedeltà al paese, che andava liberato da tutti, non solo dai tedeschi, e il paese ricominciava dalle istituzioni, poi pensare a ricostruirlo, anche nelle istituzioni. E il primo martire della Resistenza fu un parà come te.
Ti infastidiva molto che il sacrificio di voi dell’esercito fosse oscurato, se non cassato, dall’occupazione culturale che il PCI faceva della vicenda dei Partigiani. E forse tu ne vedevi l’errore politico. Sembra qui, in questo mezzo di comunicazione, che la Resistenza sia stata una guerra tra odi politici contrapposti, rossi contro neri. E ovviamente, se è questo, si possono contare, come per i fascisti, tutti gli orrori che una guerra civile di odi contrapposti comporta. Ma non è stato questo, non è questa manipolazione della storia la verità.
Eravate stati allevati, tutti voi, tutta la squadra che guidavi, tutto il Corpo di Liberazione, a libro e moschetto, tu istruito in un gruppo di èlite, il più fascista che ci fosse. Cosa vi spinse a fare la scelta di ribellarvi o meglio di scoprire che avevate un dovere di combattere per una cosa tanto diversa da ciò che vi era stata inculcata?
E cosa spinse anche chi non era comunista, ma socialista, o cattolico, o monarchico, o liberale, o altro a entrare nella Resistenza e non aspettare l’ovvia vittoria degli Alleati?
Alla domanda la tua risposta è sempre stata semplice: “ La voglia di Libertà per tutti, ma da prendersi da soli.” una risposta semplice che però non è semplice da spiegare. Papà tu ricordavi ogni singolo compagno, ogni nome che hai dovuto segnare come caduto, ogni luogo percorso fino alla data odierna. Il 25 Aprile di qualche anno fa, tuo nipote Francesco mi trascina sui luoghi della tua ultima battaglia sulla Linea Gotica; dei bimbi anche con cognomi stranieri hanno portato fiori al monumento con il nome della Folgore. E hanno detto grazie, anche quelli d’origine dei paesi che non sono questo. Io ho pianto come un vitello. E non me ne vergogno.
Ora io ricordo che qualcuno dei superstiti della tua squadra, quelli del Battaglione Bafile, venne qui che ero ragazzo. Uno spiegò a me con illuminante semplicità il 25 Aprile.
“Sì, noi con quelli di là, i repubblichini, ci sparavamo gli uni gli altri. Brutta cosa tra italiani. Ma loro combattevano contro di noi. Noi combattevamo anche per loro.”
La nipote del Duce , la signora Meloni, il signor Ignazio, infatti parlano, predicano, pontificano. Il contrario non sarebbe stato. La differenza è qua, per questo è 25 APRILE.
Mi ero sempre chiesto, più grandicello, perché tu permettessi che io bimbo sfogliassi le riviste e i libri di storia con tutte quelle immagini di orrore contro gli inermi. Ho capito poi che non volevi istintivamente che i “Giorni della Memoria” fossero il velo per giorni della non ricordanza di ciò che si è fatto. Abbiamo sterminato libici, gasato etiopi, scannato preti copti, fucilato e bruciato greci, internato e affamato jugoslavi impiccando padri madri e figli. Ricordiamo il male ricevuto e non quello fatto che sta prima.
Ho capito meglio quell’ ECCOMI, per quelle immagini che non mi censuravi e te ne sono grato. Grazie papà.
E, attraverso te, quel grazie va a quella straordinaria generazione che si è rialzata con orgoglio e dignità da un paese distrutto e ci impartisce una lezione cui non dobbiamo esseri indifferenti in questi tempi di disastro.
Quando sento Bella Ciao, papà, so cosa diresti, diresti “Folgore!”
Ma mi ricorda quel tuo ECCOMI in quell’autunno del 1943 e la tua ragazza, la tua bella ciao, mamma. In quella canzone ci siete.
Buon 25 aprile papà, il fiore rosso al tuo fianco, al fianco dei tuoi ragazzi, è il papavero di quei campi incolti della guerra che volevate rendere liberi, anche per i figli, i nipoti e tutti gli epigoni della gente in orbace. Lo ha disegnato tua nipote Roberta.
“Sì noi con quelli di là, i repubblichini, ci sparavamo gli uni gli altri. Brutta cosa tra italiani. Ma loro combattevano contro di noi. Noi combattevamo anche per loro.”
FOLGORE!