BUONA PASQUA: Χριστός ανέστη

Dopo aver letto quel che ho scritto sulla Shekinà, la Divina Presenza, qualcuno mi ha chiesto dove essa sia, evidentemente non ero stato felice nell’esposizione.
La sintesi, detta in breve, per me che scrivo a te che leggi è: tu. Ma per te che leggi, stranamente e del tutto immeritatamente, sono io. Il Vangelo direbbe: il tuo prossimo.
L’altro, perché Dio, se c’è, è l’Altro.
Ovviamente si cerca Dio nella Religione, nella Chiesa dove ci sentiamo accolti e nei suoi riti.
Ma sempre il solito Isaia, e non solo lui in quel libro, ci fa notare che queste belle cose non sono poi una garanzia certa “ Quando venite a rendermi culto chi vi ha chiesto tutte queste cose e la confusione che fate nel mio santuario? …Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso…”
Mi sa che Isaia non sia stato molto compreso, e ancora di più colui di cui festeggiamo la resurrezione. Al mio paese, in questi giorni così tristi e belli di abnegazione e solidarietà, qualcuno che lucra sulla povertà, che è sempre anche debolezza, forse c’è, e se ne fa beffe. Non se ne vergogna. Vabbè, magari è come il sacerdote e il levita che non possono sporcarsi soccorrendo il prossimo, per il culto che devono al loro tempio, magari dedicato ad altro dio più arricchente di denaro.
Oggi è Pasqua e torniamo alla Presenza che per il credente oggi rifulge vittoriosa sulla morte. Cosi era preannunciato dalla Bibbia, sin dalla liberazione di Israele dall’Egitto e prima. Quindi sembrerebbe ovvio che il luogo per eccellenza ove cercare la presenza di Dio, come insegnano i Protestanti, è la sua Parola, la Bibbia medesima.
Uno la prende, la legge e sa. Col piffero! Se così fosse a che serviva un Messia?
La Bibbia si legge a rovescio. Secondo me. E la fine, in realtà, è un ritorno all’inizio.
Cominciamo a dirci che ad un certo punto, verso la fine della Bibbia, delle donne vanno a visitare un sepolcro. E scoprono che il morto è risorto. Nessuno le crede, gli apostoli proprio no: sono donne, che conta la loro testimonianza secondo la legge? Niente. Non potevate andare in tribunale con la testimonianza di una donna.
La legge… C’è una legge più alta di quella che Dio dà agli uomini? Per i pii Ebrei di quei tempi, no. E diciamo che la scuola è la stessa per molti anche oggi. Per tutta la vita di quell’uomo, sepolto e non ritrovato morto, la domanda è stata la stessa: la legge?
“Hai strappato le spighe di sabato”, “Mangi con peccatori e prostitute”, “ Questa donna è stata colta in fragrante adulterio, ora secondo la legge…”
Ogni volta la risposta è folgorante: “Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” “molto ha amato e molto le sarà perdonato” ; cosa dice per l’adultera lo conservo per poi. Salto al passo folgorante, in perfetto stile rabbinico, in cui fa la citazione dello Shemà Israel: “Ama il Signore Dio tuo…ama il prossimo tuo come te stesso.” Questo è il comandamento.
Nei vangeli leggiamo di una continua ossessione: il rivolgersi a lui sulla legge; e leggiamo risposte sempre inconsuete, disorientanti. Al punto che persino quel fariseo di San Paolo deve ragionare e arrivarci. “Il pungiglione della morte è il peccato, la forza del peccato è la legge”.
Recupero l’episodio dell’adultera:”Chi voi è senza peccato, scagli la prima pietra.” Insomma, secondo Gesù la legge è una bella scusa per fare i sepolcri imbiancati, la rispetti formalmente e stai a posto, ingannando il senso per cui è.
Lo so, sono criptico. E per molti lo resterò per sempre.
Ora che abbiamo dato una sbirciata confusa alla fine torniamo all’inizio. Qualcuno la Bibbia l’ha scritta cominciando dalla Genesi. Qui un qualche solerte mi farà notare che è Parola di Dio.
Ma come parla Dio? Come un capo ufficio ad un dattilografo? Usando uno strumento umano che non ha libertà? Se così fosse molte cose non tornano. Ci sono due contraddittorie storie della creazione, ci sta una sequela di episodi tremendi, una serie persino di favole, miti, poesie, c’è anche letteratura erotica. Quindi dobbiamo escludere la dettatura ad uno scolaro passivo. Dio non parla così, evidentemente. Si tratta di una incarnazione. Scegliendo di esser udibile ha bisogno di chi lo oda. E chi lo ode parla come me me e te che leggi. E capisce come me e te che leggi. Quindi nel mio linguaggio Dio sceglie di incarnare il suo. È difficile distinguere l’umano e il divino, esattamente come in Gesù, se è anche Dio. Non è affatto diverso il problema. Quindi quando Dio dona una legge la suo popolo è la sua legge e quella del suo popolo in quel momento, in quella storia, inestricabilmente:“Per la durezza dei vostri cuori Mosè…”
Non Dio, Mosè? Caspita!
Quindi è ovvio che Gesù passi una vita a spiegare che la legge non è quello che si comprende, che le donne sono testimoni, uguali, perché Dio maschio e femmina creò l’uomo, anche le puttane che molto hanno amato e le adultere che non sono più peccatrici di chi le condanna a morte. La sola legge è tornare all’origine, alla Creazione, al momento i cui il mondo era nuovo e un giardino era dentro e fuori noi. Dove non c’è schiavo o nazione, giudeo o greco.
Del resto non risorge il terzo giorno in cui la terra diviene viva nella Genesi? E non è il sabato, il settimo giorno in cui godere del riposo? E non è oggi un nuovo giorno, l’ottavo, finalmente fuori della storia?
Non è un caso che nella liturgia della notte di Pasqua si legga la famosa storia della creazione in sette giorni. E lì si dice che l’uomo ha il dominio sul creato, così tutti pensano al potere che quella parola implica e non al servizio umile che Dio ci mette dentro. Ma la Pasqua ti dice che si possono far nuove tutte le cose.
Oggi è Pasqua, è il giorno in cui secondo la fede si deve tornare all’origine e trovare il sepolcro vuoto. Dice Lui che darà una legge non più scritta su pietra, ma nella carne dei cuori… una non legge, cioè. É Pasqua dovremmo cominciare ad impararla.
Ora questo mondo nuovo, a te che leggi e magari sei ateo o agnostico, non ti interessa. Ma lo costruisci, ogni volta che sorridi ad un altro, che fai il tuo lavoro con onestà, che ti pieghi su una sofferenza, che ti poni il problema di una lacrima. Non serve agitare rosari e dichiarare fedi su bandiere che garriscono al vento, serve trovare il Tempio dove sta, l’immagine e somiglianza di Dio, che tu creda o no, è uguale. Lo dice lui “ Non chi mi chiama Signore signore… E Dio non ha legge, è la sua Legge, non ha paura del peccato, non è suo schiavo.
E se agiti i rosari con la paura del diverso e del nemico? Credendo che Dio ti abbia dato una legge da schiavo, per cui ti condannerà come un giudice di cassazione, senza più appello? Magari una poesia ti aiuta, è del XV secolo:

Cristo non ha mani,
ha soltanto le nostre mani,
per fare il suo lavoro oggi.
Cristo non ha piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per guidare gli uomini sui suoi sentieri.
Cristo non ha labbra,
ha soltanto le nostre labbra
per raccontare di sé agli uomini di oggi.
Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora;
siamo l’unico messaggio di Dio,
scritto in opere e parole.

Il sepolcro resta vuoto, perché non c’è lì il tuo impegno umano, la tua gioia sofferta, le tue lacrime e risa, il tuo cercare un Giardino, la tua fame e sete di giustizia… così lo sai anche tu: che “Non è qui, non cercate fra i morti chi appartiene alla vita.”
Il punto vero è che o sei tu Tempio e Presenza, Shekinà, o niente lo è, o sei tu il mondo nuovo, o vince il vecchio.
Χριστός ανέστη εκ νεκρών, θανάτω θάνατον πατήσας, και τοις εν τοις μνήμασι ζωήν χαρισάμενος.
Buona Pasqua.