La conversione

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C’è chi, senza aver mai combattuto, sta parlando di guerra.
E questo, che una settimana fa, suscitava scherno, ora riceve sempre più consensi. Forse chi viene dalla Siria, dalla Libia o ha vissuto a Sarajevo dissente, ma il bollettino dal fronte, ora, lombardo, somiglia a quello di una guerra.

E sono convinto che, senza fare paragoni irriverenti o blasfemi, possiamo, dobbiamo, far fruttare questo tempo.
Durante la guerra, negli anni ‘40, insieme alla resistenza armata, si svilupparono idee e progetti per una Europa unita e pacifica, per una Italia moderna e democratica, maturarono le scelte personali e comuni che avrebbero partorito la Costituzione, avviato l’Europa, sventato i pericoli totalitari (vedi Franco o Stalin).

Massimo Cacciari – sull’Espresso – immagina di scrivere di questo nostro tempo il 10 marzo 2040: A molti quella grande crisi sanitaria apparve come il sigillo di un processo di irreversibile decadenza delle istituzioni nostre e europee, il simbolo della loro inettitudine a governare quel generale “mutamento di stato” che la nostra epoca rappresenta.
E invece fu quel toccare il fondo da cui rimbalzò volontà politica, grande Politica. I giovani nati dopo quella data non possono immaginare la vera e propria “conversione” che la crisi produsse nell’intera classe dirigente del Paese, dalle forze politiche a tutte le organizzazioni di categoria. Mai, certo, il male è provvido, ma quello risvegliò intelligenze, fece comprendere i disastri del precedente trentennio, ne iniziò la sistematica cura.

Questo tempo potrebbe trasformarsi in una grande occasione…
per questo ha senso proporre, proprio adesso, #usciredalnero, perchè potrebbe essere uno dei motori, se non il propulsore principale della conversione necessaria ed indispensabile a partire dal mezzogiorno.

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